Il Paese e l'arte

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Nell’anno 187 a.Cristo, divenuta Novara città Romana, furono disseminati in tutto il territorio dei coloni (soldati veterani in buona parte), cui furono distribuite terre in abbondanza. Un Cilius o Coelius avrà avuto in sorte questi terreni, sui quali edificò la sua rustica abitazione; attorno ne sorsero altre, formando un casale, che prese il .nome dal primo abitante. Cellio è già nominato in una carta dell’11 ottobre 1601. Chi giunge a Cellio da ogni parte della valle, nota immediatamente l’antica chiesa parrocchiale ed il maestoso campanile, un’imponente torre senza paragone in Valsesia, seconda solo al campanile Gaudenziano di Novara. Fu costruito nella prima metà del XVIII secolo. Alto 55 metri, ha 25 metri di fondamenta: il perimetro è composto da lati di 10 metri ciascuno, con muri spessi tre metri alla base. E’ necessario salire 186 alti gradini per raggiungere le campane e altri 14 per arrivare al cornicione che ha un perimetro di 10 metri per lato. Il campanile ha altri primati: il campanone più grosso, con circa 20 quintali di peso e la campanella più antica (“al ciuchin”) che reca, tra i vari decori, a caratteri gotici la data 1447: forse è la prima campana fusa dai campanari Mazzola di Valduggia.


Il Campanile


La Chiesa parrocchiale




chiesa interno

Interno della Chiesa

La chiesa dedicata a San Lorenzo venne ingrandita nel 1669 su disegno di Pellegrino Tibaldi. L’ingresso che reca la data del 1585 era la porta principale della chiesa antica. La bussola (1863) disegnata da Lorenzo Francione, venne scolpita da Longhetti di Varallo. Nell’ultima cappella a destra si venerano le reliquie di San Cirillo. La cappella è ornata di pregevoli affreschi. A sinistra nella seconda cappella si ammirano un crocefisso molto espressivo in plastica (creta) ed affreschi di Lorenzo Peracino (1754). Nella terza cappella a sinistra c’è una tela del Tanzio da Varallo, che rappresenta San Carlo che reca in processione la croce del Sacro Chiodo. Altre composizioni, raffigurano San Carlo che comunica gli appestati. I tre vetri istoriati a fuoco sono datati 1623. Da notare gli affreschi del Coro, raffiguranti l’Invenzione ed l’Esaltazione della Santa Croce del Rocca, e quelli della volta della Sacrestia eseguiti dal Peracino. Accanto alla Chiesa troneggia il gigantesco campanile (55 m), il più alto della Valsesia. Degna di nota una piccola campana: il Ciuchin che porta la data del 1846.


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Lorenzo Peracino


Lorenzo Antonio Cirillo Peracino, nato a Bosco il 16/5/1710, da Giovanni Battista e Panacea Picca, fu capostipite di una dinastia che si dedicò all’arte.Ebbe come maestro il Valenti di Orta; prevalentemente autodidatta studio e trasse insegnamento da Andrea Pozzo. Col figlio Giovanni Battista, ornò le Chiese della sua valle e delle provincie limitrofe, con composizioni grandiose e raffinate decorazioni. Egli grazie alla rapidità del segno,la vivacità delle pennellate e la facilità di rappresentazione, fu tra gli ultimi grandi interpreti della pittura valsesiana.

Possiamo ammirare le sue opere nella cappella del Crocifisso della Chiesa di Cellio, ma sopratutto nella volta del presbiterio della Parrocchiale di Breia, dove raffigurò il Salvatore che chiama in gloria San Giovanni Battista. Nelle decorazioni del portico, al centro, si ammira la scena del decollamento del beato: il volto sbiancato del Battista, l’espressione crudele del carnefice, sono sottolineate dalla luce violenta che scende ad investire i personaggi. Lorenzo Peracino lavorò con foga e freschezza di colore fino agli ultimi giorni della sua vita, spegnendosi nel 1790.

Crocifisso

Volto del Crocifisso


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